L’arte povera è un movimento artistico sorto in Italia intorno alla metà degli anni ’60 tra Roma e Torino.

 

Storia

Il movimento nasce nell’ambito della cosiddetta arte concettuale in aperta polemica con l’arte tradizionale, della quale rifiuta tecniche e supporti per fare ricorso, appunto, a materiali “poveri” come terralegnoferro, stracci, plastica, scarti industriali, con l’intento di evocare le strutture originarie del linguaggio della società contemporanea dopo averne corroso abitudini e conformismi semantici. Un’altra caratteristica del lavoro degli artisti del movimento è il ricorso alla forma dell’installazione, come luogo della relazione tra opera e ambiente, e a quella dell'”azione” performativa.

Germano Celant, il critico d’arte al quale si deve il nome, mutuato dal teatro di Jerzy Grotowski, e la teoria del movimento, afferma che l’arte povera si manifesta essenzialmente “nel ridurre ai minimi termini, nell’impoverire i segni, per ridurli ai loro archetipi”.

Gran parte degli artisti del gruppo – Giovanni AnselmoJannis KounellisMario MerzGiuseppe PenoneMichelangelo Pistoletto – manifestano un interesse esplicito per i materiali utilizzati mentre alcuni – segnatamente Alighiero Boetti eGiulio Paolini – hanno fin dall’inizio una propensione più concettuale.

L’arte povera si inserisce nel panorama della ricerca artistica dell’epoca per le significative consonanze che mostra non soltanto rispetto all’arte concettuale propriamente detta, che in quegli anni vedeva sorgere l’astro di Joseph Beuys, ma anche rispetto a esperienze come popminimal e Land Art (Richard Long).

 

Il movimento artistico

Alcuni esponenti del movimento furono Giovanni Anselmo, Giuseppe Penone, Mario CeroliMario MerzPiero Gilardi, Giulio Paolini, Sergio Lombardo, Cesare Tacchi, Fabio Mauri, Michelangelo Pistoletto, Pino Pascali, Pier Paolo Calzolari, Gilberto Zorio, Luciano FabroJannis Kounellis e Gino Marotta. L’obiettivo di questi artisti era quello di superare l’idea tradizionale secondo cui l’opera d’arte occupa un livello di realtà sovratemporale e trascendente. Per questo motivo risulta importante la provocazione che deriva dall’opera di Giovanni Anselmo Scultura che mangia (1968, collezione Sonnabend, New York), formata da due blocchi di pietra che schiacciano un cespo di lattuga, vegetale il cui destino inevitabile è quello di deperire. Frequente è l’uso di oggetti viventi, come in Kounellis, il quale fissò un vero pappagallo su una tela dipinta, a dimostrazione del fatto che la natura dispone di più colori di qualsiasi opera pittorica.

Un’altra critica portata avanti dagli artisti dell’Arte Povera fu quella contro la concezione dell’unicità ed irripetibilità dell’opera d’arte: Mimesis, di Paolini, consiste in due identici calchi di gesso rappresentanti una scultura dell’età classica, posti l’uno di fronte all’altro con lo scopo di fingere una conversazione.

Durante la guerra del Vietnam, l’Arte Povera si avvicinò ai movimenti di protesta a sfavore dell’intervento degli USA: l’operaVietnam di Pistoletto (1965, collezione Menil, Houston) raffigura un gruppo di manifestanti pacifisti, rappresentati con delle sagome fissate ad uno specchio, in modo tale che i visitatori della galleria si riflettessero in esso. Così facendo, la gente diventava parte integrante dell’opera stessa, venendosi a creare una sorta di interazione tra la creazione artistica ed il pubblico spettatore.

L’attenzione agli stili di vita delle molteplici culture diverse da quella occidentale è presente nelle opere di Merz: i suoi tantiigloo, creati con differenti materiali (ad esempio metallovetro, legno, etc.), puntualizzano la capacità di adattamento di un popolo al suo determinato ambiente.

La natura è un altro dei temi trattati da diversi artisti, come Marotta e Gilardi (Orto1967), una natura, però, rivisitata in chiave artificiale, come per attualizzare la materia e renderla più vicina ad un sentimento di cambiamento epocale che coinvolge l’uomo e la sua percezione del mondo. Percezione che è resa incerta nei quadri specchianti di Pistoletto, che si aprono letteralmente al mondo assorbendo tutto ciò che vi si trova di fronte e cambiando al variare dell’ambiente che li contiene.

Al contrario di questi, gli “schermi” privi di immagine con i quali Mauri riproduce il telone cinematografico e che influenzeranno i primi lavori di Mario Schifano. Tuttavia le sue creazioni si aprono, talvolta, sulla realtà quotidiana più popolare (Casetta Objects Achetés1960), o sugli avvenimenti di cronaca più impressionanti (La luna, 1968), che lo porteranno a sviluppare una profonda riflessione su arte e storia.

Molti artisti lavorano sull’idea di un’immagine stereotipata, come Ceroli (Si/No1963), che tratta in modo seriale silhoutte prese dalla storia dell’arte, o insiemi di figure umane moltiplicate o serializzate con una tecnica che ricorda il bricolage. Sono considerati stereotipi anche i “gesti tipici” di Lombardo (Gesti tipici-Kennedy e Fanfani, 1963), i ricalchi di immagini di Mambor o le scene da rotocalco o di quadri famosi rivisitate in stoffa variopinta da Tacchi (Quadro per un mito1965).

 

Esponenti di spicco

 

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